Consegnato Pacco Dono Di Rappresentanza per conto Del nostro Istituto alla chiesa del Sacro di Trappitello giorno 22 Dicembre 2021.  Il nostro Docente Proff. De Filippi Davide allega  la Riflessione pre-  Natalizia.

LA MORALE CATTOLICA ED IL SENSO TEOLOGICO O FILOSOFICO DEL NATALE CRISTIANO

 

RIFLESSIONI A PARTIRE DALLE “OSSERVAZIONI SULLA MORALE CATTOLICA” DI ALESSANDRO MANZONI, E DALLA “LETTERA ENCICLICA PACEM IN TERRIS”, DI PAPA GIOVANNI PAOLO XXIII

Alessandro Manzoni nell’opera “Osservazioni sulla morale cattolica” parte dall’assunto che la religione cristiana, essendo la fede una rivelazione “da uomo a uomo”, completerebbe ed attuerebbe l’autentica natura umana perennemente in conflitto tra la miseria che è presente nell’animo umano e l’idea, del pari sempre viva ed ivi presente, di perfezione.                                           Il Manzoni, tuttavia, considera fondamentale l’esercizio individuale di una attività di introspezione verso la propria coscienza, luogo ove si possono trovare le verità eterne, non solo della fede, ma anche proprie della condizione umana. Se da un lato i contrasti e le contraddizioni del cuore umano, quindi, si riflettono nella dimensione della società dall’altro è il vangelo che ha una profondità di visione sulla natura umana, al punto che solo la chiesa potrebbe essere considerata come in grado di portare la società quietamente verso la giustizia.  E proprio la giustizia resta uno dei punti chiave che bisogna tentare di realizzare nella storia, che si qualifica come caratterizzata, in quanto segnata dal peccato, dall’ingiustizia.                                                                                                                    La fede cristiana avrebbe un aspetto morale umanitario in quanto completerebbe la riflessione sulla condizione umana proprio tramite il vangelo, che unico spiegherebbe tutto ciò che qualifica la contraddittoria condizione umana e la sua presenza nella storia. Il vangelo spiegherebbe “ciò che è” e “ciò che dovrebbe essere” poiché chiarendo l’uomo “a se stesso” chiarirebbe anche la sua vita senza deprimere quelle istanze razionali fondamentali nella sua vita. Le “osservazioni sulla morale cattolica” sarebbero, in tal senso, uno strumento per approcciarsi al misterioso rapporto che esiste tra visibile e invisibile portando, alla fine, quietamente alla giustizia sociale. La morale cattolica dovrebbe guidare i costumi morali e civili degli italiani che dovrebbero accettare la predestinazione divina degli eventi in quanto essa sola concorrerà a portare nel mondo la giustizia. Certo le obiezioni dedotte dal carattere degli italiani sono inconfutabili, poiché il popolo italiano è da sempre il meno fedele ai doveri ed alle virtù del cristianesimo, al punto che, in Italia, ognuno parrebbe avere imparato non ad ubbidire alla sua coscienza ma a giocare d’astuzia con essa. Rimane però, oltre le parole del Manzoni, il dubbio se sia corretto attribuire la morale alla chiesa cattolica e se vi siano stati abusi nell’applicazione della dottrina cattolica.                                                                                                          Certo l’uomo tende, sempre, a piegare le dottrine alle passioni piuttosto che ad anteporre a tutto la cognizione della dottrina ma proprio qui sta il vero dubbio dell’intesa corretta e della possibile confutazione del primato morale della dottrina cattolica.                                                                                                            Se la distinzione tra filosofia morale e teologia si basa sull’assunto che vi è la possibilità che la filosofia dia all’uomo una morale umana “una, unitaria e certa, sommamente bella e ragionevole” come la morale rivelata. Tale possibilità viene esclusa, però, dalla morale cattolica che viene, spesso, messa in discussione in quanto la scienza morale viene vista completa come la scienza teologica.          Gesù, quindi, avrebbe unito la filosofia morale alla teologia e la chiesa le avrebbe separate? Per la chiesa non può esistere una verità umana ed una divina, come il sistema morale non può fondarsi sul solo ragionamento come vuole essere quello che porta ad identificare il bene con l’utile, scontentando l’altra tendenza degli uomini al bene che sarebbe inteso come “bello” ma senza essere “utile”.                                                                                                                    Ed allora come può oggi contemperarsi la forte esigenza di razionalità con l’assolutezza della verità cristiana? Come può conciliarsi il fine della giustizia della fede cristiana con la sua essenza esegetica di ingiustizia manifestata nella nascita e morte di Cristo? Se è vero che ogni atto di culto che parte da un cuore che non lo coltiva altro non è che un atto superstizioso e menzognero come può una verità rivelata essere diversa da ciò? In sintesi come si può soffrire e morire per una fede i cui dettami sono concetti assoluti ma non razionali? Questi tanti dubbi hanno, però, tutti come punto di partenza, per tentare di darvi una risposta, l’assunto che sulla natura, non solo apologetica ma filosofica, della morale cattolica si inserisce il problema sul fondamento della rivelazione che per la visione filosofica, certamente, non può essere assoluta. In tal senso la morale cattolica non può essere intesa come filosofica soprattutto dal punto di vista del valore conoscitivo del pensiero, quale è il problema della verità, e quello della giustizia, quale è quello della morale operativa. Altra dimensione da considerare, parimente importante, è, poi, quella del rapporto tra conoscenza filosofica e giudizio storico ove, ad esempio, il Manzoni sul ponte del tema morale accetta la presenza e la necessità della filosofia nella conoscenza, nella storia e nella morale per passare poi a sostenere il vero assoluto della giustizia. Alessandro Manzoni tornando alla concezione utilitaria della morale e della giustizia, che della morale è applicazione, afferma che l’utilità e la giustizia sono due idee distinte ed “inconfusibili” lasciando però, anche lui, aperto un grande quesito e cioè se la morale religiosa sia la sola che possa dare regole pratiche incontrastabili ed unite indissolubilmente al principio, perché sola in grado di riconoscere un principio di autorità infallibile, quale è Dio, e sola possa comunicare all’uomo le regole derivanti e rivelate da questo principio.                 Ma se assumesse ciò come soluzione, inevitabilmente si dovrebbe accettare un destino di rassegnazione agli eventi a cui gli uomini sarebbero soggetti e che sarebbe una rassegnazione basata su una “morale teologica assoluta” e non su una “filosofica non assoluta”. Peraltro, in tale ottica la difettività della scienza morale umana avrebbe perfezionamento solo ad opera della rivelazione. Ma allora, impostando l’architrave di ragionamento su queste basi, la morale cattolica perché non sarebbe altro che cieca e materiale credenza? E soprattutto perché la naturale tendenza umana al piacere non potrebbe essere altro che oggetto di doverosa astrazione che porti ad una esclusione dai motivi per cui si determina quella azione? Può la provvidenza essere la chiave di lettura che permette all’intelletto di intuire una idea di giustizia ed una di utilità come non distinte ma uniche? Certamente la riflessione lascia insoluti tanti dubbi e non permette di affermare con nitidezza che la morale filosofica umana abbia una valenza negativa per gli uomini in rapporto a quella cattolica.                               La morale cattolica basata sulla rivelazione e sulla accettazione provvidenziale degli eventi, inconfutabilmente, da sola non permette di assurgere in via assoluta l’utilità unica degli eventi terreni quale volontà rivelata da un dio trascendentale. La visione utilitaristica umana delle vicende della nascita e morte di nostro signore da sola non permette di assurgere alla conclusione che la morale cattolica assoluta sia il meglio ed il giusto per gli esseri umani ma in parallelo, negando il carattere filosofico della morale alla stessa, le si nega il carattere di razionalità insito nella natura umana. E, quindi, come si potrebbe riscontrare l’utilità nella predestinazione alla sofferenza umana? Certo il concetto di morale è un concetto individuale fatto di razionalità che si scontra col “guazzabuglio” delle passioni del cuore umano e, sicuramente, in ciò si manifesta una verità filosofica piuttosto che teologica. Ma proprio in tal senso la morale cattolica è giusta perché filosofica ed in quanto tale assume dettami assoluti perché filosofici. La strada dei valori assoluti conduce a conflitti sempre più irrisolvibili perché la pretesa di giungere all’attuazione materiale di valori ritenuti assoluti è di suo già intrinsecamente conflittuale in quanto il valore vale nella misura in cui svaluta ciò che ad esso si contrappone e che diviene, quindi, un “non-valore”.                                                                                                                   Il principio è un’istanza morale generale che presuppone un pluralismo etico perché al contrario del valore assoluto non equivale ad un fine in sé da raggiungere materialmente una volta per tutte.                                                             Un valore assoluto non può essere oggetto di mediazione poiché pretende di imporsi richiedendo attuazione ad ogni costo, al contrario del principio che è espressione di un valore che è sempre in relazione ad altri valori.                          Il principio si può definire complementare a priori essendo in attesa di ricevere e fornire complemento all’essere il fondamento assoluto di un ordine ideale. Così pensando sarebbe impossibile trovare contro un argomento valido se non che la religione suppone, nel suo fondatore, la cognizione più universale, più intima e più profetica di ogni nostro sentimento. Ma la assoluta mancanza di moralità di un sistema, che fonda la morale sull’utilità, pone alla sua base l’assunto che la vera utilità dell’individuo si accorda sempre con l’utilità generale in modo che l’uomo, giovando agli altri, procacci il maggior utile a se stesso. Rimane, quindi, insoluto l’assunto della fondatezza della tacita accettazione della rivelazione divina in terra e può avere una soluzione soltanto, e di nuovo, nel “guazzabuglio delle passioni umane” ove si perviene a scelte irrazionali mediante un “razionale ed ossimorico” ragionamento filosofico e non teologico. Si sceglie di sopportare solo perché filosoficamente si è deciso di fare ciò ed il Natale altro non è che il momento, insieme alla Pasqua, in cui si celebra tale scelta, ponderata sebbene irrazionale.                                                                        In ciò si trova insita l’infinita bellezza della morale cattolica che spiega il senso degli uomini nella storia semplicemente nella necessità di credere in qualcosa. La religione come degno prodotto della natura umana dedita al piacere ed al ragionamento, ragionamento che parte dalla assoluta fragilità umana.                   La morale cattolica risulta una diretta emanazione dell’ordine stabilito da Dio ove si ha una situazione con l’ordine mirabile dell’universo che continua a fare stridente contrasto con il disordine che regna tra gli esseri umani e tra i popoli. La convivenza fra gli esseri umani è, quindi, ordinata sulla verità in una convivenza basata su verità, giustizia, amore e libertà.                                                 L’ordine tra gli esseri umani nella convivenza è di natura morale ed è un ordine che si fonda sulla verità e che va attuato secondo giustizia.                                L’ordine morale, d’altronde, trova il suo oggettivo fondamento nel vero dio, trascendente e personale.                                                                                              In tal senso un ordinamento giuridico in armonia con l’ordine morale, e rispondente al grado di maturità della comunità politica, di cui è espressione, altro non è che un elemento fondamentale per l’attuazione del bene comune.   E proprio da questa prospettiva, forse, si scorge la vera visione utilitaristica della morale cattolica e si può, chiaramente, assurgere per ogni essere umano che crede il senso filosofico, prima che teologico, del Natale.